Occupandoci di trasformazione, siamo ben consapevoli che cambiare il proprio logo ha un impatto, non banale, sull’identità dell’azienda. Deve esserci davvero una buona ragione per farlo.

Quaeryon ha un’età molto giovane, quindi il tempo non è certo stato il fattore che ha scatenato il nostro desiderio di trasformazione. Piuttosto, è stata una sempre più viva consapevolezza che quanto fatto insieme in questi anni ci aveva fatto fare un’evoluzione così importante e marcata che andava fotografata e comunicata. Il cambio di logo non annuncia quindi un cambiamento che avverrà ma un cambiamento avvenuto di cui oggi abbiamo una chiara comprensione.

Abbiamo esempi illustri di loghi cambiati nel tempo.
Ogni azienda ha fatto un suo “viaggio” per arrivare alla stazione successiva. Ciò che si vede, attraverso l’immagine scelta, ha dietro molto di più di quanto possa mai esprimere la scelta grafica finale. Un logo, soprattutto, l’evoluzione di un logo ha dietro discussioni, passione, vita passata insieme, viaggi, fatica, sogni, esperienze fatte e idee che sono il valore profondo del logo stesso. Questa è la nostra stor…

L'idea di integrazione

Quaeryon nasce nel 2009 per un’intuizione felice di un cliente e amico carissimo che, conoscendoci tutti e conoscendo le nostre differenti competenze, ci ha provocato più volte dicendoci che dovevamo guardare in modo più ampio di quanto allora facevamo.
E’ stato proprio grazie a lui che abbiamo cominciato a guardare in modo nuovo ambiti professionali che prima non colpivano reciprocamente la nostra attenzione. E’ stato così che, chi di noi da sempre si dilettava con tecnologie, complessi progetti di ingegneria e strategie ha cominciato a scoprire che le persone erano un fattore importante e stimolante che poteva, guidato attentamente, dare fin da subito un valore nuovo ai progetti che realizzavano. Viceversa, chi di noi da sempre si è occupato di sviluppare competenze e facilitare l’evoluzione delle persone nei loro contesti professionali ha scoperto che essere coinvolti, fin da subito, nei processi di innovazione e nel disegno della strategia consentiva di ingaggiare le persone a un livello più profondo e di attivare una creatività insperata.

Nasce così la nostra realtà, con la volontà di convergenza ma con provenienze, storie e linguaggi molto diversi.

La sperimentazione

I primi anni sono stati dedicati a passare dall’idea di integrazione alla possibilità di agirla davvero. Perché è facile capire che parti diverse si completano stando insieme, ma farlo è tutta un’altra storia. Così come gli opposti si attraggono, si respingono anche, non si capiscono, si schiacciano i piedi… Come spesso avviene, per davvero avvicinarsi all’altro e fare un’esperienza vera di accoglienza di ciò che è “diverso” dal tuo noto, non solo devi avere un perché forte e profondo, ma altresì devi attraversare passaggi e fasi successive di consapevolezza di te prima ancora della conoscenza degli altri. Abbiamo lavorato molto nel disegno di equilibri e di sinergie, nella comprensione profonda reciproca. Abbiamo scoperto moltissimo uno degli altri e contemporaneamente di noi stessi. Un viaggio reso possibile anche dai molti clienti che in questo esperimento hanno creduto e investito.

Il sogno: Humanistic Innovation

Ad un certo punto il nostro paradigma, il punto da cui osservavamo il mondo, è cambiato. Si sono modificate le nostre convinzioni, le nostre abitudini e il nostro modo di vedere il mondo è cominciato a diventare, via via più simile, ma soprattutto simile è diventato il modo in cui abbiamo, tutti, cominciato a desiderare di partecipare nel cambiare il mondo delle organizzazioni.

Abbiamo cominciato a pensare che molte cose che vedevamo accadere non ci piacevano, che molte aziende perdevano la fiducia di poter sognare un futuro, che la progettualità d’impresa si perdeva, che la paura trasformava molti comportamenti, che alcune aziende non si domandavano affatto che futuro stessero preparando per le generazioni future, che la miopia o l’eccesso di individualismo impediva ad alcuni interlocutori di sfruttare tutto il potenziale della propria azienda, che l’ambiente che accoglieva le imprese non era curato e tenuto in considerazione da queste ultime….

Insieme ci siamo chiesti se volevamo collaborare a continuare a sviluppare questa visone del mondo e del business o se volevamo provare a fare qualcosa di diverso, ad invertire, per quanto possibile, la tendenza.

Abbiamo così messo a punto l’idea di Humanistic Innovation come filosofia, prima ancora che come programma o approccio, che vuole riportare l’uomo al centro, recuperare una visione sistemica con cui guardare le cose, che tenga conto della non linearità degli eventi, dei valori che si desidera comunicare attraverso i propri comportamenti e il valore della multidisciplinarietà.

Oggi e domani

Così ha preso sempre più forma il nostro modo di voler collaborare con i nostri clienti al loro progetto trasformativo, dando loro stimoli per costruire un futuro nella loro azienda davvero capace di avere l’uomo al centro, stimolando l’imprenditore a essere sempre capace di sognare e progettare con passione il futuro, collaborare per il miglioramento continuo all’interno ma anche all’esterno dell’azienda, dove la creazione di valore fosse sempre vista sia dal lato economico che umano e dove il coinvolgimento delle persone fosse un fatto reale e non un intento dichiarato, curandosi dell’ambiente e rendendo costruttori attivi del proprio futuro tutti gli stakeholder.

Questi siamo oggi noi. Due parti che ormai sono davvero intrecciate e che continuano a stimolarsi l’una con l’altra con “colori” diversi, ma che non sono più per nulla scisse in due parti.

Siamo un gruppo in continua evoluzione che, come in una spirale, si muove costantemente, ma che ha un punto chiaro verso cui dirigersi. Tutto questo lo abbiamo raccolto in un simbolo che rappresenta davvero il nostro oggi e il nostro domani.